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Arte preistorica

La prime attestazioni risalgono all'età neolitica antica (6000 ca. a.C.), ma è con il Neolitico medio, nella facies di Bonuighinu-Mara, che compaiono prodotti più caratterizzati, come piccole stele, piccole sculture di idoli, vasi e braccialetti in pietra, talvolta simili ad analoghi oggetti diffusi nell'area egea e nel Vicino Oriente. Le statuette, di forme tondeggianti, possono essere anche di terracotta. Nel Neolitico recente e in epoca eneolitica (fine del IV-III millennio a.C.), nella fase della cultura di Ozieri, la produzione artistica raggiunse esiti notevoli. Nell'architettura si realizzarono le prime strutture megalitiche, con i dolmen, e diversi tipi di ambienti sotterranei, come i sepolcri comunitari scavati nella roccia, detti domus de janas ("case delle fate"). La pittura trovava applicazione nelle numerose tombe dipinte con scene narrative e decorazioni geometriche. La scultura si espresse essenzialmente nei menhir, di forma non figurativa o vagamente antropomorfa, con funzione cultuale e funeraria; e nelle statuette in marmo rappresentanti la Dea Madre nuda, di tipo cicladico, che compaiono anche nella produzione in terracotta, accanto a idoletti maschili. Grande sviluppo ebbe anche la ceramica, nella quale si affermarono forme e decorazioni di tipo curvilineo. Nell'età eneolitica la mutata situazione sociale e culturale, con il passaggio da una società matriarcale e pacifica a una maschile e conflittuale, si rifletté sulle manifestazioni artistiche. Accanto all'architettura funeraria di tipo megalitico, che trova espressione ora nelle cosiddette "tombe dei giganti", comparve l'architettura militare con i primi nuraghi. Nel campo della scultura si diffuse l'uso di collocare presso le tombe monumentali grandi statue-menhir di pietra che raffiguravano i capi come figure eroiche, secondo uno stile asciutto e severo. Nel periodo più antico dell'età del Bronzo, nella cultura di Bonnànnaro (2000-700 a.C.), l'arte conobbe un periodo di declino, fino quasi a scomparire; soltanto l'architettura rimase vitale, soprattutto per la realizzazione di opere militari e di grandi "tombe di giganti". Tale tendenza si invertì verso la fine dell'età del Bronzo (1300-900 a.C.), quando l'attività artistica fu fortemente stimolata sia dallo sviluppo della metallurgia, sia dalle necessità e dai desideri dei grandi committenti, corti aristocratiche e caste sacerdotali. Nell'architettura, le "tombe dei giganti" di quest'epoca si riconoscono per la facciata, accuratamente rifinita; attenzione e precisione nelle rifiniture compaiono anche nei pozzi sacri (edifici per il culto delle acque), simili alle thóloi micenee, dalle eleganti linee architettoniche e dalla raffinata decorazione pittorica e scultorea. Con l'età del Ferro (VIII-I secolo a.C.) vi fu un chiaro ritorno alla rappresentazione della figura umana, precedentemente trascurata, dovuto all'evoluzione dei sistemi sociali in senso fortemente antropocentrico. La scultura diede vita alle grandi statue in pietra di Monte Prama, che raffigurano guerrieri (VII secolo a.C.); ma la produzione più caratteristica fu certamente quella delle statuette bronzee, che riflettono in una molteplicità di forme molti aspetti della vita sociale. Le statuette più antiche presentano soggetti di tipo militare e aristocratico (IX - metà VII secolo a.C.); in seguito si imposero forme e immagini più popolari (metà VII secolo - VI secolo), che testimoniano una notevole attenzione al dato reale (immagini di gente umile, animali, barche). Con l'occupazione dell'isola da parte dei cartaginesi le manifestazioni proprie dell'arte sarda si fusero e contaminarono con quelle dei nuovi dominatori, fino a perdersi completamente.